Nora, sempre dandogli ragione perchè non le conveniva di colpo disgustarlo, cominciò a fare qualche domanda circa le rendite, gli aggravi, il patrimonio.
Il Vigliani l'interruppe, alzandosi d'un tratto.
—Un momentino, scusi… permetta,—e uscì sempre strisciando, e ruzzolando, per ricomparire quasi subito con un fascio di carte, che spiegò dinanzi a Nora, dopo essersi inforcati gli occhiali sul naso.
—Ecco qui, signora duchessa. Veda lei stessa il riassunto dei bilanci degli ultimi anni, che ho fatto estrarre appunto in questi giorni.
Nora, seguiva il dito grosso, villoso, dalle unghie sudice e rosicchiate del ragioniere, che segnava le cifre; ma non riusciva ad afferrare, a sapere tutto ciò che avrebbe voluto.
Il Vigliani, quando ebbe finito di mostrarle tutte quelle annotazioni e di farle osservare tutte le passività che gravavano sul patrimonio, concluse, mettendo le carte sul tavolo e posandovi sopra gli occhiali:
—Come ho scritto al signor duca, e come ho già detto alla signora duchessa, non c'è altro da fare: vendere il palazzo di Milano e vendere la villa di Casalbara, per la quale, anzi, proprio in questi giorni, mi sarebbe capitata una buonissima occasione.
Nora, pallidissima, si sentiva oppressa dal tono perentorio del ragioniere.
—Non si potrebbe aspettare… almeno… almeno qualche mese?—balbettò colla voce soave, insinuante, piena di lacrime.—Se il Vigliani avesse voluto, avrebbe potuto salvarla,—pensava. E avvicinandosi vivamente al ragioniere, lo fissò coi bellissimi occhi, imploranti.
—Impossibile, signora duchessa. Abbiamo le cambiali del Kloss. La prima, non ricordo bene la data, ma deve certo scadere fra pochissimi giorni. Per tale scadenza occorre la somma; questa al momento non si può trovare; ci penserò io…. come per le altre. Ma deve camminare di pari passo l'alienazione degli stabili.