E Nora si sentì consolata, scacciò tutte le ansie con una alzata di spalle e per quel giorno non volle pensarci più.
Ma bisognava avvertire anche Giovanni, di quella visita del signor Galli, procuratore del Kloss. Si recò direttamente nella camera del marito, senza nemmeno pensare al modo di spiegare e di fargli accettare quel fatto: era troppo sicura di sè!
Il duca spasimava: in seguito alla reumatica e alla infreddatura intensa, contratta durante il viaggio, gli si era manifestata un'acuta nevralgia: il chiodo solare, come gli aveva detto la cameriera.
La stanza era completamente buia. Nora, appena entrata, schiuse una delle imposte.
Il Casalbara, sepolto sotto le coperte, volse il capo vivamente, con un gemito.
—E così?—gli domandò Nora, restando sempre presso la finestra.—Vuoi che faccia chiamare il medico?
—No…. no… grazie….—rispose l'altro colla voce fioca.
Nora gli si avvicinò.
Il Casalbara, steso sul letto, sotto le coperte pesanti, aveva la testa affondata nei cuscini e ravvolta in un foulard. Non lo si vedeva nemmeno.
—Cara….—bisbigliò quando Nora si fermò in piedi accanto al letto; e i suoi poveri occhi gonfi, lacrimanti, pure nell'ombra, sotto le coperte, sotto il foulard ebbero un raggio di tenerezza…. un'espressione viva e dolente che domandava amore e pietà.