—Auff! Che seccatura!—E attraversando l'anticamera dietro il servitore che lo precedeva per annunziarlo, mandava a quel paese il signor Kloss e si pentiva di non essersi almeno informato di certe regole più elementari dell'etichetta.
Aveva lasciato il cappello in anticamera. Aveva fatto male? Doveva tenersi i guanti? Come doveva chiamarla?… Signora duchessa?… Altezza?… Che altezza! Non ce n'erano più di altezze! Tutti eguali, tutti fratelli!… Ma tratteneva il respiro, attraversando quelle sale grandi, silenziose, cupe…. Era intimidito dal rumore delle sue scarpe grosse sui parquets.
Quando si trovò dinanzi alla duchessa, s'inchinò profondamente, senza parlare, e quando essa gli offrì la mano, il signor Ambrogio, con un tremito stese la sua diritta, come se sfiorasse la piletta dell'acqua santa.
Nora lo guardò e gli parlò sorridendo, con grande affabilità, come se lo conoscesse da un pezzo.
—Il signor Kloss è stato molto buono con me, procurandomi il piacere di questa sua visita. Ma non vorrei avesse abusato della sua gentilezza.
L'altro continuava a inchinarsi senza dire di no: cercando la parola e non trovandola.
—In tal caso, le domando perdono per me e per il signor Kloss.
La voce di Nora era alta e chiara; ma il Galli non intese queste ultime parole: non tanto perchè fosse sordo, quanto perchè era troppo confuso.
S'inchinò un'altra volta, poi balbettò:
—Sono a' suoi ordini, signora….—e non ebbe il fiato, il coraggio di aggiungere: duchessa.