Nora lo guardò co' suoi grand'occhi dolcissimi, dai quali spirava la più viva simpatia, mista alla maraviglia.

—No…. davvero! E non ce n'era di bisogno dal momento…. dal momento che non me ne sono accorta!—E sorrise ancora: sorrise schiettamente, con una grazia, un incanto quasi infantile.

Il signor Ambrogio era un uomo serio, semplice, buono; ma ci pativa d'essere sordo, e non potè a meno di sentirsi lusingato da quelle parole.

—È proprio una vera signora!—pensò tra sè.

Nora aveva tenuto fin allora sulle sue ginocchia un grosso fascio di carte: l'estratto, il riassunto dei bilanci fatti dal Vigliani: diventando seria, malinconica, sospirando, li porse al signor Galli.

—Veda lei, mi dica lei cosa si deve fare: il signor Vigliani mi ha tanto spaventata,—e stendendogli con abbandono e con fiducia la manina rosea, trasparente, mormorò:—Mio marito è ammalato…. io non capisco niente….

Il signor Galli prese le carte, cominciò a sfogliarle, a esaminarle; ma da quelle carte non poteva capirne un gran che e lo disse subito alla signora duchessa.

Desiderava vedere tutti i bilanci per esteso; desiderava un abboccamento col ragionier Vigliani. Lo conosceva, era un galantuomo. Pregava soltanto la signora duchessa di avvertirlo con un biglietto, che la mattina dopo si sarebbe trovato al suo studio. Così, su due piedi, non poteva certo formarsi un giudizio, un criterio dello stato reale del patrimonio. Occorreva un po' di tempo, un po' di quiete. Bisognava esaminare le cause del dissesto…. e studiare i provvedimenti da consigliarsi..

—Ecco, precisamente!—esclamò Nora trionfante.—È quello che dicevo anch'io al Vigliani, e che il Vigliani non vuol capire.—E Nora marcò molto le ultime parole.

—Il ragionier Vigliani si sarà già formata la sua idea e potrà dare il suo parere in proposito,—rispose calmo il Galli, continuando a sfogliare le carte.