—Dio! Dio!—mormorò Nora, e si lasciò cadere piangendo sulla poltrona, nascondendo il viso, soffocando i singhiozzi.

Il signor Ambrogio si avvicinò di un passo, poi si fermò esitante. Subito, vedendo piangere una donna, si sentì gli occhi riempiti di lacrime: ma rimase muto. Cosa poteva dire? Certo il signor Kloss ne aveva fatta una delle sue.

—Si vendica! Si vendica!—balbettò Nora.

Il Galli le si avvicinò di un altro passo. Il suo respiro si era fatto più affannoso e dinanzi a quel dolore, a quelle lacrime, restava a testa bassa, avvilito, quasi vergognoso. Era la vergogna del signor Kloss che sentiva pesare sopra di sè!

Oh, lo conosceva bene il "principale" conosceva i suoi modi di comportarsi negli affari…. e conosceva le sue arti quando voleva liberarsi da qualche seccatura, o non correre il rischio di dover dire di sì!

Nora si alzò per parlargli ancora, per parlargli più da vicino, per farsi udire. Ma prima gli prese la mano, gliela strinse lentamente, la tenne fra le sue.

Il signor Galli aveva ancora i guanti, ma sentì il bruciore di quella bella e pallida mano, e un fremito intenso gli corse per tutto il corpo.

Nora lo guardava…. lo guardava…. e la domanda errava ne' suoi grand'occhi mesti, ansiosi. Si alzò sulla punta dei piedi. Egli teneva sempre la testa bassa, ma un po' voltata, per non vederla, per non vedere la piccola catenella d'oro. Sentì chiara la voce:

—Lei…. come procuratore, non può intanto aspettare per la prima cambiale, e per le altre scrivere al signor Kloss?

Il Galli rispose di no; non poteva farlo.