Il signor Brunetti, borbottò con un'alzata di spalle:—Altro che i morti! Con voi, sono i vivi da compiangere!

Ma lì per lì, anche il signor Brunetti era rimasto interdetto e aspettava ansioso la gran notizia.

—Adesso, all'ufficio del giornale, ho ricevuto il dispaccio da
Roma!… Dal Presidente della Camera!…

E Cantasirena dopo consegnato il bastone e i fiori alla Gioconda, colla mano rimasta libera cercava il dispaccio nelle tasche, senza mai riuscire a trovarlo.

—È una perdita incalcolabile! Uno dei grandi lutti della patria!… Lo amavo come un fratello!… Lo veneravo come un secondo padre!

—Eh! avanti!—borbottò di nuovo il signor Brunetti. Ma intanto, per via di quel dispaccio del Presidente della Camera, pensava che a Roma il Direttore, era sempre potente.

—Fuori!

Cantasirena aspettò: voleva prima raccogliere tutto il suo dolore, tutta la sua forza, poi:—È morto il capitano Fara-Bon,—tuonò col vocione rotondo, sonoro, e lanciò quel Bon proprio come una cannonata!

Pietro Laner, il Brunetti, il tappezziere, il fattorino si guardarono l'un l'altro sbalorditi.

Il capitano Fara-Bon?… Chi era il capitano Fara-Bon?