Poveretta! Come era gracile, esile…. com'era goffina e misera! Come rimaneva offuscata, oscurata anche nel suo vestito della domenica, da quella bellezza sfolgorante e orgogliosa persino nel dolore!

Il signor Ambrogio sentì come una stretta al cuore, un senso vivo, prorompente di pietà; era sua moglie, la sola donna ch'egli aveva il dovere di difendere, che doveva pensare a difendere!—E il signor Galli ridiventò il procuratore serio, grave, austero della banca Kloss. Le due donne, l'umile e la superba, gli stavano dinanzi; volle umiliare la superba.

—Si regoli, signora duchessa: i gioielli, quando bisogna venderli scemano assai di valore.

La duchessa, come non aveva voluto disgustare il Vigliani, non volle guastarsi nemmeno con quest'altro; chinò il capo abbattuta, sospirò, tornò a piangere.

Il Galli, a quell'atto, si calmò subito: sentì, capì di essersi lasciato trasportare da un risentimento intimo, inesplicabile, ingiusto, e di nuovo cercò di calmare la signora, di consolarla:

"Sarebbe andato quel giorno stesso dal Vigliani. Per parte sua non avrebbe risparmiato tempo, cure, indagini, per esserle utile. Quanto poteva fare, lo avrebbe fatto, con tutto il cuore!…"

E il pover'uomo, nell'uscire dal palazzo, sospirò come Nora aveva sospirato il giorno innanzi, vedendo il magnifico portiere… La livrea gallonata non gli destò nessun impeto di rivolta: pensò invece a quella povera signora, abituata come una regina…., e adesso tanto disgraziata….

E sospirò ancora, anche più tardi ripensando a lei, mentre lavorava solo, alla banca.

Nora, appena uscito il procuratore del Kloss, era corsa nel gabinetto di toelette, al forzierino in cui teneva i suoi gioielli.

—Sì! Sì! Avrebbe venduto qualche bijou! Come mai non ci aveva pensato prima?—E rianimata, contenta della sua nuova idea, prese tutti gli astucci dei gioielli, e li distese aperti, sopra un piccolo tavolinetto. Ma quando li ebbe dinanzi, tornò seria, addolorata. Non le erano mai parsi tanto belli.