—Come stai, Nannucci?

L'altro rispose con un tremito, quasi con un sibilo impercettibile: quelle parole buone, affettuose, gli empirono la gola, gli occhi, il cuore di lacrime:

—Bene…. adesso,—bisbigliò.

Dio! Dio!… Erano due giorni che soffriva, solo, abbandonato, in quella camera buia!… Come aveva sentito prepotente, ardente, il bisogno di sua moglie, di sua moglie buona, dolce, amorosa! Il bisogno di vederla, di udire la sua voce, il bisogno di vederla a muoversi, a scherzare, il bisogno di sentirla ridere, parlare. E dopo tanti sgarbi, tanti rimproveri, tanti insulti, come aveva bisogno di una sua parola buona!….

Oh, era disposto ad ogni sommissione, purchè gli perdonasse! Avrebbe accettato qualunque sacrificio!…. Vederla soltanto! Soltanto vederla!

…. Avrebbe sopportato tutto ormai, avrebbe commesso qualunque viltà, purchè non lo lasciasse più solo!

—Ti senti un pochino meglio?

—Meglio…. adesso.—E sporse le labbra implorando: Essa gli sorrise e lo baciò.

—Grazie…. grazie…. sono guarito adesso.

—Resta quieto, tranquillo,—gli disse Nora sempre pianino; poi gli accomodò le coltri attorno al collo, la pezzuola diaccia in mezzo alla fronte.