—È lo zio. Ha saputo che siamo tornati, e che tu stai poco bene: desiderava salutarti. Vuoi?—E Nora voltandosi, chiamò vicino Matteo colla mano.
Il vecchio si tirò su a sedere sul letto e guardò con diffidenza Cantasirena che si avvicinava in punta di piedi, facendo scricchiolar l'impiantito.
—Grazie!—gli disse appena il Casalbara colla voce secca, stizzosa: e chiuse gli occhi mostrando di soffrire: così l'altro avrebbe capito e se ne sarebbe andato.
—Stai sotto….—e la moglie l'obbligò a riadagiarsi disteso, rimettendogli sulla fronte, dopo di averla immersa di nuovo nell'acqua diacciata, la pezzuola che gli era caduta nell'alzarsi.
—Lo zio è buono, ci vuol bene: farà molto per noi.
Il malato rispose un altro grazie, ma questa volta con un tono umile, di remissione.
—Datevi la mano,—impose la duchessa sorridendo.—Fate la pace.
Il Casalbara tirò fuori faticosamente, di sotto alle coltri, la mano stecchita…
Lo zio Matteo gliela strinse con trasporto; e tornò a commuoversi anche per quest'altra riconciliazione. Poi bisbigliò:
—Il nostro Giovanni pensi soltanto a guarire. Sono disturbi più seccanti che gravi. Vi manderò il mio dottore. È giovane, ma è un valore, universalmente riconosciuto. Il dottor Foresti. Il fratello di sua madre, era segretario di Daniele Manin. Tu non pensare altro che a guarire. Per tutto il resto—aggiunse parlandogli all'orecchio—per gli affari e anche per le cambiali, io, e quest'angelo che ti adora—e indicò la nipote—provvederemo: entreremo in porto vittoriosamente.