—Anche per le cambiali?—balbettò il vecchio, girando l'occhio inquieto, incerto, ora su Nora, ora sul Cantasirena: e il respiro gli diventava più affannoso e le palpitazioni del cuore più frequenti.
Matteo rimase in piedi da una parte del letto: Nora dall'altra, quasi inginocchiata, tutta appoggiata, buttata sulla sponda, e gli bisbigliò, coll'alito caldo:
—Anche tu dovrai essere ragionevole…. buono….
Il Casalbara ebbe un brivido, un fremito in tutto il corpo.
Nell'oscurità si disegnava quasi fantasticamente la figura alta di Matteo Cantasirena; la testa calva e la lunga barba…. lo sparato bianco sotto il soprabito nero: e dall'altro lato la massa bionda odorosa dei cappelli di Nora, si confondeva dove l'ombra era più profonda, si moveva appena, lievemente.
Matteo Cantasirena cominciò a parlare: anche parlando sommessamente, la voce era morbida, insinuante, penetrante.
—Sua Eccellenza il ministro dei Lavori pubblici, ha promesso di fare in settembre una Visita a Primarole. Io spero che la mia Eleonora e il mio caro Giovanni saranno in quell'epoca a Casalbara per riceverlo.
—No…. no…. lasciatemi in pace,—bisbigliò il malato; ma voltandosi col capo per fuggire da Cantasirena, incontrò lo sguardo tenero, affascinante, il sorriso di Nora, e rimase beato, incantato a guardarla.
L'altro lo confortò: i suoi imbarazzi momentanei erano comuni pur troppo a tutte le più grandi, le più illustri famiglie italiane che non avevano capito e non si erano uniformate allo spirito dei tempi, all'evoluzione moderna. I feudi, le decime, i fidecomissi, tutta roba portata via, scamottata con un pretesto o con un altro. Oramai i grandi nomi dovevano imporsi ai grandi affari. Fatta l'Italia bisognava renderla ricca, potente: dopo le sante battaglie della redenzione, della libertà, le lotte, le battaglie non meno gloriose per la prosperità, per la grandezza, per l'indipendenza economica della patria….
Il povero duca scrollava il capo; diceva di no sempre, ostinatamente… ma a mano a mano più debolmente.