Egli aveva ottenuto quel posto fisso e sicuro di due lire al giorno col lume e l'alloggio, aveva raggiunto il suo sogno di vivere in campagna, in mezzo alla brava gente, alla buona gente, e credeva di dovere quella sua fortuna insperata e immeritata a tutti quanti, perchè tutti quanti gli volevano bene, e a tutti quanti egli voleva dimostrare a furia di attenzioni e di premure, la propria contentezza e la propria gratitudine.

Pio Calca, sempre rosso scarlatto, era più stizzoso di tutti, anche per le ansie della futura elezione. Diventò poi furibondo quando udì il Ministro, dall'alto del primo "ponte di raccordo" encomiare il Ghirlanda e il Bonforti e additarli agli operai, ai braccianti, come "i loro strenui difensori, i loro veri e legittimi rappresentanti!"

—Quel "geometra" diventa matto!

E durante tutta la visita, su e giù lungo i canali, continuava a sfogarsi coi giovani collaboratori delle Risorse Italiche, vestiti di tutto punto coll'eleganza e l'etichetta prescritta da quella giornata di sport politico e industriale; e quando il gruppo dei cappelli a cilindro, il Ministro, il Prefetto, il Sindaco, il Fontanella, Matteo Cantasirena, il Brunetti, si soffermò dinanzi al Municipio, anche Pio Calca fece un alt col suo drappello, sempre però tenendosi in disparte, a dignitosa e significativa distanza. Passava dall'ira al disprezzo e con quel suo riso stridulo e stonato che pareva un singulto, faceva dello spirito alle spalle di "Sua Eccellenza il geometra" anche col marchese Duranti che lo ascoltava muto, ripulendosi la lente col fazzoletto candido di batista, dimenando la testa grave, pensierosa, dal gran ciuffo grigio, con un lieve e continuo dondolìo nel quale era congiunto al profondo disgusto per i tempi nuovi, un tic nervoso, sintomo foriero della paralisi.

Ma la vittima prediletta del giovane aspirante alla deputazione, quello con cui egli si sfogava di più e più a lungo e più forte, era monsignor Meneguzzi, il "reverendo delle contesse".

Monsignor Meneguzzi era un bel prete, pulito e roseo come una sposa, elegante, vestito mezzo di seta, col grosso cordone d'oro da cappellano della Croce Rossa, attorno al nicchio rotondo. Il Monsignore prendeva sul serio le minacce di Pio Calca, ne rimaneva impressionato, spaventato, e l'altro, contento dell'effetto, sgranava il bianco delle pupille, diventava un ossesso.

—Questo è il gran giorno!… Duo schiaffi e li metto a posto!… Due schiaffi e li metto a posto! Mi lasci andare!…—e pestava i piedi.

Il prete per frenarlo gli tirava il vestito:

—Bravo! Bravo! Da bravo!… E la mamma? E la mamma, poveretta?…
Giudizio per la mamma!…

—Quattro schiaffi e li metto a posto!… Prima di sera!