Ed era stata sua moglie a costringerlo…. ed era stato per Eleonora che aveva accettato!

Sua moglie!… lo sentiva, finiva per ucciderlo a poco a poco, rendendolo prima imbecille. Sua moglie!… Così giovane, così fiorente, così forte!… Gli dava brividi di terrore.—Sprofondato nella sua poltrona, certe volte, la fissava torvo, la guatava cogli occhi pieni di rancori e di astio, eppure…. eppure non poteva vivere senza di lei, e dopo i dispetti, le collere, le rivolte, aveva sommissioni vergognose, e supplicava, implorava la sua "stella" piangendo come un fanciullo!…

Era la duchessa, ormai, la padrona: essa sola si occupava degli affari, si occupava della casa, e indirettamente, secondo le istruzioni dello zio Matteo, si occupava anche della Cisalpina.

La prodiga spensieratezza, l'indolenza, la sua stessa debolezza, inspiravano al Casalbara un sentimento di dignità e di nobiltà malintesa, gli facevano commettere quest'ultima follia.

Sdegnoso, puntiglioso, ostinato nel "guadagnare il suo pane" lo era altrettanto nel non voler toccare, nè vedere i denari "dello stipendio". Li doveva riscuotere sua moglie…. come sua moglie soltanto doveva ricevere il ragionier Vigliani e il signor Galli. E sdegnoso, puntiglioso, ostinato, così facendo credeva anche di vendicarsi!

La sua villa, la villa dei Casalbara, era simile alla maggior parte delle antiche ville un po' monotone di Lombardia. Sul dinanzi il terrazzo al quale si accedeva da un'ampia gradinata; tutto intorno un giardino dalle piccole aiuole fiorite, a disegni rari e simmetrici; poi un lungo viale di ippocastani, e, infine, attorno al torso mutilato di un Ercole gigantesco; una selvetta umida, cupa, triste, di mortella e di piante parassite.

Il duca aspettava sul terrazzo l'arrivo di Sua Eccellenza.

Era una giornata calda di settembre, e il sole dardeggiava; pure il duca tremava, curvo sotto l'ombrellino. Indossava un largo paltò chiaro, pesante, e aveva un grosso garofano all'occhiello.

Nora gli era dinanzi sulla gradinata, per scorgere di lontano l'arrivo delle carrozze: sul terrazzo, più indietro del duca, più indietro dei domestici che avevano portato un gran vassoio di granite e di acque in ghiaccio, accanto alla porta, c'erano Evelina e Pietro Laner: Evelina infagottata in un magnifico abito della duchessa; Pietro Laner sempre più magro, a testa bassa, intimidito anche delle livree dei servitori.

—Son qui! Arrivano adesso!—gridò Nora giuliva, scorgendo fra il polverio della strada tre landò scoperti, che si avvicinavano al trotto. Essa godeva febbrilmente di quelle feste che finivano sempre in un suo nuovo trionfo.