Il duca scese, e quando le passò dinanzi, rabbioso e astioso vedendola così allegra e così bella, bisbigliò il solito ritornello:

—Andiamo a guadagnare il nostro pane con Sua Eccellenza!

Nora diventò rossa. I servitori potevano aver inteso, ed anche Evelina e quel prete antipatico di Pietro Laner! Rimase un po' sconcertata, confusa, ma poi il suo ardire, il buon umore di quel giorno, ebbero il sopravvento, e volle prendersi a sua volta la rivincita: sapeva quanto suo marito tenesse alle forme, all'etichetta, ai ricevimenti ufficiali, e lei di colpo, appena cominciate le presentazioni, corse giù dalla gradinata, corse incontro al Ministro, che aveva già conosciuto a Milano, e ridendo se lo portò via, dicendogli che doveva essere stanco di ricevimenti, di discorsi, di presentazioni…. Se lo portò via, sotto braccio, avvolgendolo col suo profumo, abbagliandolo co' suoi capelli biondi, incantandolo col suo sorriso.

—Brava! Bravissima!…—le diceva il ministro.

Ma Nora non dimenticò, non volle dimenticare di essere la presidentessa:

—Dunque…. Eccellenza?… Il Bonforti e il Ghirlanda sono presi finalmente…. nell'orbita ministeriale?…

—Cioè, seguono la corrente…. delle acque della Cisalpina.

Intervenne gonfio Cantasirena, socchiudendo gli occhi:

—Alla Camera il Bonforti e il Ghirlanda sono ormai fra gli inamovibili: combatterli è inutile; ciò che è inutile è pericoloso. Conquistarli—e soffiò—that is the question!

Nora, facendosi seguire dal Ministro, piantò lo zio Matteo e continuò a passeggiare nel giardino.