—Maledetto boemo!—borbottò fra sè il direttore. Poi, vedendosi vicino monsignor Meneguzzi e Pio Calca, si ricordò che bisognava placare il loro risentimento, e i loro timori; se li prese tutti e due sotto il braccio e cominciò a ridere per l'arrivo del Bonforti e del Ghirlanda a Primarole.

Intanto la duchessa aveva colto due magnifiche viole del pensiero e le infilava colla prestezza graziosa delle manine pallide e ingemmate, all'occhiello di Sua Eccellenza.

—Oh, signora duchessa! Amabilissima!…

Il ministro, dopo tanti discorsi, tanta politica, tanto parlare e tanto caldo, respirava a larghi polmoni quell'aria libera…. e la bellezza, la fragrante giovinezza di Nora.

Sorridendo essa infilò di nuovo la manina sotto il braccio del Ministro, per riaccompagnarlo verso la sua piccola corte: tutti, vedendo avvicinarsi Sua Eccellenza e la duchessa Eleonora, si disposero in fila per riceverli.

—Oh! che peccato!—sospirò il ministro.

Nora sorrise, fissandolo cogli occhi rilucenti:

—Torni presto a Casalbara,… ma non il ministro…. lei.

La povera Eccellenza, che in vita sua aveva molto lavorato e pochissimo avvicinato le belle signore, capì…. non capì.—Che cosa doveva capire?—Era appena un complimento? Era più di un complimento?… Il forte parlamentare perdette la prontezza della parola.

—Amabilissima e…. Amabilissima!… Ma intanto…. perchè non vien lei…. a Roma?…