Raggiunto il duca di Casalbara, il ministro, sempre dando il braccio alla duchessa Eleonora, e colla sua piccola corte raggruppata intorno, cominciò a lodare la prospettiva, il giardino, la bella vista, la splendida giornata.
Poi, sempre colla duchessa, sempre parlando, ridendo piano colla duchessa, mentre il seguito gli faceva coda, ammirando il barocco della facciata, salì lentamente per visitare la villa. Sul terrazzo si fermò, prese una granita, e intanto la duchessa gli presentò Evelina. Non disse "la signora Laner"; disse soltanto coll'effusione un po' teatrale dello zio Matteo "la mia buona, la mia cara Evelina!"
Pietro non lo presentò; anzi, quando tutti insieme se ne andarono dal terrazzo, Nora gli passò dinanzi senza nemmeno guardarlo, più alta, più diritta, più superba.
Essa guidò gli ospiti, obbedendo a un cenno fattole dallo zio Matteo, in una sala terrena, dove c'era un magnifico ritratto di Eriprando di Casalbara, grande al naturale.
Tutta la comitiva, ristorata dai rinfreschi, parlava, rideva, discorreva animatamente, ma quando si fermò, facendo circolo dinanzi al ritratto, il silenzio divenne generale, profondo, il raccoglimento religioso.
—È un dono del Gran re!—tuonò la voce di Matteo Cantasirena, e ricordò, commosso, alcuni episodi del martire illustre…. "magnanimo".
Evelina era rimasta fuori, sul terrazzo, vicino ai dolci e alle granite.
Il Dizionario dei patriotti viventi aveva sospeso le pubblicazioni: il conte Bobboli beì—patriotta dell'espansione coloniale—era stato l'ultimo dell'ultima puntata dell'ultima appendice. Dopo quel gran da fare, quel gran lavorare affrettato, angosciato nelle strette durissime del bisogno, Evelina riposava, si godeva la campagna, si godeva lo belle giornate, si godeva il far niente; sopratutto il far niente.
Passava i giorni coi giorni, sdraiata sul terrazzo, sonnecchiando in mezzo alla quiete del gran sole. Dopo il frastuono assordante di Milano, dopo il via vai, il vociar confuso della folla, essa gustava l'armonia vaga, recondita di quella pace, di quella solitudine, di quel silenzio. Sorrideva al saltellar dei passeri sulla ghiaia del giardino…. fissava intenta il volo di due farfallette bianche, perdentesi nell'aria nitida, contro il cielo azzurro.
La signora Laner pareva quasi una vecchia, nel magnifico abito regalatole da Nora, e che essa si era aggiustato e adattato da sè.