Il suo viso era più giallognolo, più patito, quantunque non fosse mai stata ammalata. Anche la gravidanza che avea deciso il Laner e affrettate le nozze, era stata…. un falso allarme. Dopo successo il matrimonio, i sintomi non si erano più ripetuti. Evelina stessa dovette confessare al dottor Foresti che si era "forse" sbagliata. Sembrava più brutta e più gobba, perchè adesso non voleva più darsi la pena, l'incomodo, di tenersi su, di comparire; ormai era maritata, era "a posto".—A che scopo buttar via denari e seccarsi e stancarsi?
Era così piacevole e dolce il non far niente, più niente!… Alzarsi tardi, passare le lunghe ore del giorno, le ore calde, sognando, dormicchiando…. e sorbire granite e rosicchiare confetti.
Ne prese un altro, un fondant, e lo succiò lentamente, poi si tirò vicino il piccolo vassoio di cristallo e scelse le pasticche di menta peperita, i cioccolatini alla vaniglia, e se li chiuse nella borsetta che portava sempre appesa al braccio.
Quella borsetta era un po' sdruscita…. e la signora Laner, guardandola, sospirava e pensava a quella di Nora, colla cerniera e la catenella d'oro.
Sul terrazzo venne a sedersi anche Pietro Laner: era stralunato.
Evelina lo guardò, continuando a scegliere i gianduiotti nella carta d'argento, le grosse mandorle colorate e gli domandò:
—Dove sono gli altri?
—Nella sala del biliardo. Lei….—Pietro Laner sdegnava di dare a
Nora il titolo di duchessa e arrossiva di chiamarla come una
volta—lei gioca al biliardo con Sua Eccellenza e con monsignor
Meneguzzi.
Il Laner soffriva: Evelina se ne accorse, ma non se ne accorò. Si sdraiò più comoda e facendo l'altalena colla poltrona a dondolo, socchiuse le palpebre, fissando una striscia di sole, animata, avvivata da una miriade di moscerini.
—Non prendi una granita?… Sono di fragola, eccellenti.