"È un destino così!… Non posso esser felice, pienamente felice, mai, mai!"
Evelina aveva il suo tornaconto per restare a Milano.
Nora, dopo fatta la pace collo zio Matteo, aveva voluto rivederla, aveva voluto far la pace anche con Evelina, ed Evelina era corsa subito "dalla duchessa"…. e subito si era fermata "dalla duchessa" anche a pranzo.
E da quel primo giorno in poi, Nora si era presa di un grande attaccamento per la signora Laner: dalla mattina, quando Nora era ancora a letto, poi quando si vestiva, poi a colazione, a pranzo, fino alla sera in teatro, la voleva sempre con sè.
Evelina sottomessa, remissiva, zelante, sempre ai piedi "della duchessa", sempre in ammirazione "della duchessa." Nora, invece, secondo l'umore: o erano carezze o erano strapazzate, ma colle carezze e colle strapazzate, fioccavano regali, sempre regali.
E la signora Laner, giudiziosamente, pure vagheggiando per l'avvenire la sua prima idea di andare a stabilirsi a Crodarossa, intanto, per il momento, si riempiva gli armadi, i cassettoni di roba…. e aveva licenziata la serva e chiusa la cucina.
Sempre fuori, sempre colla duchessa, che cosa doveva farne?…
Pietro, mangiava un boccone al giornale o in una qualche bettolaccia scovata da Mariano Perego. Sua moglie lo vedeva raramente anche prima di legarsi con Nora: adesso quasi mai.
Nora…. non lo poteva soffrire.