—È arrivato il tram?—domandò Evelina, continuando a far l'altalena colla poltrona a dondolo.

—Già; dev'essere arrivato…. coi suonatori!—rispose ironicamente
Pietro Laner.

Entrava in quel punto, dal grande cancello della villa, una frotta di persone, tutte in abito nero, guidate da Gesualdo Arcangeli, con un cappellone bigio, a cilindro, straordinario, una cravatta bianca svolazzante e un nodoso bastone, che roteava, come il bastone di un capo tamburo.

Erano gli altri convitati, quelli appunto che si aspettavano col tram.

C'era pure il dottor Foresti; veniva solo, l'ultimo. Il dottor Foresti ormai era di casa: andava innanzi e indietro da Milano, per il duca, due o tre volte alla settimana.

Evelina, appena lo vide, si alzò, gli andò incontro:

Si era ricordato di prenderle il bicarbonato e l'elisir di china?

Essa dava sempre al dottor Foresti qualche commissioncella per la farmacia Zambelletti. Era così gentile e buono il dottor Foresti!

Evelina sospirava teneramente nel ringraziarlo…. e non lo rimborsava delle spese.

Il Laner, che voleva scansare i nuovi arrivati, che voleva restar solo, se ne andò dal terrazzo; ma capitò peggio.