Pietro Laner guardava Nora, continuava a guardarla….

E dire che era lui, lui che avrebbe dovuto sposarla! Era stato amato da quella donna! Cento volte essa gli aveva ripetuto: Ti amo, ti amo, ti amo!… E l'aveva baciata mille volte su quei capelli biondi, su quegli occhi perfidi, infami!… L'aveva divorata, divorata di baci, quella bocca ironica, sprezzante!

Ma era vero? Era possibile?… Non era un sogno?… La signora Casalbara, la duchessa, era Nora?…—Era stata Nora!—Adesso no, no, non lo era più, ma era stata Nora, la sua Nora, Nori!

Dio! Dio! Come si era trasformata, come aveva saputo trasformarsi, come era diventata "duchessa!" Era nata, per essere così…. per diventare così!

E il povero diavolo, il povero montanaro, il povero poeta di Crodarossa, capiva che era stato matto nelle sue speranze, ridicolo nelle sue pretese, ingiusto nelle sue collere!… La guardava, la guardava sempre, ma l'occhio suo diventava più mite, più tenero; svampava, svaniva la sua collera e sentiva come un sollievo, una contentezza nel poterla difendere, nel poterla giustificare dal profondo dell'animo, dal profondo del cuore, e concedere così al suo orgoglio, alla sua dignità, di amarla ancora, di amarla sempre.

—Mia moglie?…

Era un sogno, una pazzia; e il pazzo, il povero pazzo era lui, lui solo!

La guardava, la guardava, la guardava…. continuava a guardarla!…

Nora ammirava, con Sua Eccellenza, il trionfo di rose e d'orchidee nel mezzo della tavola. Poi, sorridendo, rimproverò il ministro di non aver più i suoi fiori all'occhiello…. i fiori ch'essa aveva colti per lui, con lui, nel giardino.

Sua Eccellenza, che ormai aveva cominciato a prender fuoco, si schermiva, si difendeva brillantemente…. La duchessa prese due rose dal trionfo…. una l'offri al ministro, l'altra la tenne per sè, la ripose in seno, chinandosi, guardandosi mentre l'occultava sotto ai merletti, coll'agile sfiorar delle dita.