Il Casalbara lanciò un'occhiata torva alla moglie e un'altra occhiata torva, con un lampo di ira e d'odio a Cantasirena….

—Sempre…. sempre mio fratello!… Buffoni!… Canaglie!… Lasciassero in pace…. rispettassero almeno la memoria di mio fratello!…

In quel calore, in quel frastuono, in quel vociare allegro, cordiale, espansivo dell'ora dei brindisi, in quello splendor della mensa, aveva fissa dinanzi agli occhi, come una apparizione, come una ammonizione biblica, la figura austera, ascetica del martire, rinchiuso nella segreta fredda e buia.

Il vicino lo toccò nel gomito: Sua Eccellenza si alzava in piedi, rivolgendosi al duca, col bicchiere in mano.

Il Casalbara si scosse, si rizzò sulla sedia, rigido, attento.

Sua Eccellenza si raccolse un istante, poi cominciò:

—Oggi, a Primarole, l'animo nostro si è dischiuso alle più forti, alle più audaci, alle più ineffabili gioie del lavoro: stasera un graditissimo, eletto invito, ne raccoglie qui dove la mente di Eriprando di Casalbara….—Il duca trasalì. Anche lui! Ancora quel nome! Sempre suo fratello!—ma rispose con un saluto, al saluto del ministro, che continuò—qui ne raccoglie dove la mente di Eriprando di Casalbara intuì la redenzione d'Italia, e il suo cuore palpitò di speranza e tutto l'essere suo nobilissimo, ritemprandosi, idealizzandosi nell'austera poesia del sacrificio, parve prepararsi al supremo olocausto della vita. Degno custode della grandezza antica, degno custode e continuatore della gloria fraterna, Giovanni di Casalbara onora il tempio delle memorie coi suffragi dell'intelligenza, del sapere, dell'operosità…. e qui, degna ricompensa, lo allieta la grazia, la bellezza della sua fida ed eletta compagna! A lei, alla donna, ispiratrice eterna del genio e dell'amore, ispiratrice eterna del sacrificio e delle energie, a lei, al fiore più smagliante, al più fulgido astro dell'itala cortesia, permettetemi che io levi, salutando, augurando, il mio limpido e colmo bicchiere: limpido come l'amor di patria, colmo come il nostro cuore è colmo di gratitudine, è traboccante…. spumeggiante di ammirazione!

—Viva! Viva! Alla duchessa!

—Alla salute della duchessa!—gridarono entusiasticamente tutti i convitati, soffocando persino la voce di Gesualdo Arcangeli che urlava come un indemoniato:

—Alla bionda regina di tutte le bellezze—per Dio!