Rispose uno scroscio lungo di applausi, un'acclamazione prorompente, interminabile.
Tutti erano commossi, entusiasmati, esaltati. Matteo Cantasirena, soffiando, col pancione pieno, mugolando, versava lacrime e sciampagna:
—È il battesimo!… La purificazione!… Le tue lacrime, Giovanni mio, sono la purificazione della patria!—e brandendo il bicchiere come fosse una spada, una bandiera, alzandosi maestoso, solenne, imponente, "Viva l'Italia!" tuonò.
Ci fu un secondo scrosciar d'applausi, e tutte le voci, tutte le grida si confusero in un solo clamore tumultuoso, rimbombante, echeggiante fuor della sala, nel silenzio della notte, nei viali deserti:—Viva l'Italia!
Taddeo, che prendeva il fresco in giardino, si avvicinò alla finestra, guardò nella sala e gridò lui pure commosso:—Viva l'Italia!—ma nessuno l'udi.
Lo strepito, il baccano, durarono un bel pezzo. Quando il duca, per consiglio del dottor Foresti, fu accompagnato nelle sue stanze, quando Sua Eccellenza dovette andarsene in fretta e in furia col Prefetto, con Matteo Cantasirena, coi due segretari, perchè il treno partiva, gli altri commensali passarono dall'entusiasmo per Sua Eccellenza e per l'Italia, a quello più allegro, per l'amabile, per la splendida, per la divina padrona di casa!
Pietro Laner era il solo che mancava.—Dov'era andato?…
Tutti vollero toccare il bicchiere colla duchessa Eleonora, ed essa aveva per tutti una grazia che pareva un invito, un sorriso che pareva una promessa.
—Verrò un giorno a visitare il vostro studio io sola…. coll'Evelina!—diceva piano all'Arcangeli; e a Pio Calca domandava il ritratto, stringendogli la mano furtivamente.
Con monsignor Meneguzzi faceva un po' la gelosa: era gelosa delle altre signore che lo volevano tutto—tutto per loro!—E gli aveva preso l'anello da Monsignore, colla grossa amatista, lo ammirava, se l'era messo in dito, fingeva d'esserselo dimenticato e continuava a tenerselo.