Era il pianoforte, era Pio Calca, sorvegliato da monsignor Meneguzzi il quale, a sua volta, teneva sempre nascosta la mano senza l'anello, era Pio Calca che suonava il duetto del Faust:

"…. Dammi ancor… dammi ancor… contemplar il tuo viso…"

Nora si abbandonò, si lasciò cadere sopra un tronco di colonna rovesciata, presso l'Ercole immenso, biancheggiante nel buio come un fantasma, e scoppiò in lacrime e continuò a piangere, a piangere…. commovendosi a quella musica lontana, triste e così soave, così piena di mistero, di amore, di dolore.

—Siediti qui…. siediti vicino a me….

L'altro le sedette accanto. La vedeva più tranquilla, cominciava ad essere più sicuro, senza paura.

—Perdonami, Pietro,—gli bisbigliò continuando ad accarezzarlo, a coprirlo di baci e di lacrime, più calma, ma ancor più appassionata.—Perdonami, Pietro, io sono stata cattiva con te. Ma ero cattiva perchè ero gelosa. Ti odiavo…. perchè ti amavo. Non sono felice, sai. No, l'ho in me la mia infelicità…. è un ardore…. un ribrezzo…. una noia…. una collera…. una febbre!… Sono malata! Mi sento malata!… tanto malata!… Amami molto, Pietro!… Molto, molto, molto!—Fammi guarire…. guarire!—E ritornava ad esaltarsi, ritornava a fremere, a perdere le forze, a balbettare, battendo, ribattendo voluttuosamente, convulsamente la erre—guarrire…. guarrire…. guarrire….—Dammi i tuoi baci, ancora i tuoi baci, i nostri baci, tutti, tutti, tutti….

E Pietro che aveva trovato la sua Nora, Pietro che finalmente aveva la sua Nora, la baciava sulla bocca, sui capelli, sugli occhi, sulle spalle, come un pazzo. Anche Pietro, adesso, pregava, supplicava, implorava, delirava, anche Pietro adesso voleva tutti i suoi baci, tutti i baci, voleva vivere, rivivere, morire con lei!

E quei due, nella notte cupa, profonda, ai piedi dell'Ercole biancheggiante come un fantasma,—non sapevano più altro, non sentivano più altro che i baci, i loro baci e il loro amore.

Non sentivano nemmeno la banda di Primarole che dopo aver accompagnato Sua Eccellenza alla stazione, era ritornata alla villa, per fare una serenata al duca di Casalbara e intonava maestosamente sotto le suo finestre:

Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta….