VIII.

La mattina dopo, Pietro Laner, cercando di rimanere nascosto il più possibile perchè nessuno della villa lo potesse scorgere, passeggiava lungo il viale degli ippocastani.

Nora gli aveva detto:

—Aspettami in fondo al giardino, vicino al piccolo cancello, verso le dieci: usciremo insieme. Faremo una delle nostre passeggiate.—Ti ricordi?

Pietro aspettava Nora, ma era inquieto. Le dieci erano suonate da un pezzo e Nora non compariva.

Quanto era accaduto la sera innanzi, adesso lo turbava, lo angustiava.

—Il ritorno all'amore, l'abbandono di Nora,—pensava in cuor suo,—non è stato naturale. Certo era in preda ad uno stordimento, ad una esaltazione strana….

Poi, crescendo la sua inquietudine, il suo orgasmo, perchè il tempo passava, passava, e l'altra non compariva, ebbe un impeto di collera, di sdegno, contro sè stesso; non voleva più fingere, cercare le parole per nascondere, per attenuare ipocritamente la verità.

—Nora era ubriaca, ubriaca di grida, di chiasso, di caldo…. e di sciampagna!—Ubriaca! Volle dirla tutta, volle ripeterla, chiara, la brutta parola: era ubriaca!

Ma ciò non acquietava i suoi timori, non scemava i suoi rimorsi.