Pietro, a quel nome "Evelina" buttato lì così, distrattamente, si turbò: quel ridere di Nora gli sembrò sguaiato.

Intanto erano giunti presso il cancello: ma lo trovarono chiuso.

Nora, subito, si arrabbiò e pestò i piedini con furia:

—È un gran stupido quel giardiniere! Stupido! Stupido!

Passò dal viale in mezzo al giardino, guardò verso la villa, se c'era qualcuno—Nessuno!—Allora, circondando la bocca colle piccole mani cave, trasparenti al sole e scintillanti di gemme, cominciò a gridare forte:

—Oouh! Oouh!….

Il giardiniere sbucò da una siepe: vide la duchessa: capì, si battè col pugno sul capo e cominciò a correre verso il cancello, cercandosi la chiave nelle saccocce.

Nora tornò nel viale, e passando dinanzi alla selvetta e intravedendo l'Ercole tra il folto dei rami, lo indicò a Pietro, stringendogli, pungendogli il braccio con un pizzico acuto delle unghie:

—Di'?… Quel signore?… Parlerà?…

Ma subito corrugò le ciglia, diventò rossa di collera, cambiò faccia, voltandosi a strapazzare il giardiniere che sopraggiungeva in quel punto ansante, trafelato e apriva il cancello.