—Ve l'ho detto cento volte! Voglio sempre trovar aperto la mattina!
Pare impossibile! Tutti poltroni!
Il Laner supplicava Nora cogli occhi perchè si frenasse, perchè smettesse di gridare: ma Nora non gli badava.
—Bere! Mangiare! E basta!—Non si pensa ad altro.
Pietro, uscito dal cancello, andò innanzi, solo, di qualche passo.
—Anche quell'uomo lì—disse Nora raggiuntolo—è un protetto del signor
Matteo!
Nora gli passò dinanzi e Pietro le tenne dietro: attraversarono i campi, per raggiungere un'altra stradetta solitaria, ombrosa, chiusa fra due rive strette di ontani.
Le erbe alte, la fioritura gialla, aurata, le macchie cupe, nereggianti dei gelsi, l'azzurro carico del cielo, l'orizzonte vasto, piano, uguale, infinito, e l'accension della luce in quella giornata limpida, sotto il sole scottante, davano alla pianura lombarda, così monotona e triste, i colori intensi, le tinte fantastiche, strane, evanescenti dei paesaggi orientali.
Nora, invece di parlar d'amore, cominciò a parlare d'affari; ma quietamente, senza più arrabbiarsi.
—Sai?… Io posso dire che non mi appartengo più: sono agli ordini del signor Matteo e della Cisalpina.—E per il signor Matteo sono stata costretta fino ad oggi a godermi quell'uomo, quel vecchio uggioso, odioso, pesante… a fingere ancora….—Ma adesso non ne posso più e basta! L'ho dichiarato anche al dottor Foresti.—Ci pensi anche lui: basta!
Tacquero; Pietro, riconoscente, si voltò a guardarla. Ma Nora non gli badava: non pensava a Pietro: era tutta intenta, assorta nel pensiero dello zio Matteo, degli affari.