—Che vuole? Anche noi siamo i primi ad essere ingannati!—Gli promise che gli avrebbe mandato subito uno de' suoi migliori operai e che in un paio di giorni gli avrebbe rimesso tutto a nuovo.
E Matteo Cantasirena, sorridente, bonario, godeva a perdersi in chiacchiere con quel brav'uomo e gli domandava il prezzo, l'ultimo prezzo di un salottino "completo" che voleva regalare a Eleonora per la sua festa.—Ma di colpo, si ricordò che aveva ancora da pagare il brum, e allora lasciò andar via il tappezziere per correre in cerca della Gioconda.
La Gioconda era in cucina; aveva già assaggiato e riposto il pasticcio, e mangiava adagio una fetta di presciutto, colorita e sottile come una foglia di rosa. Appoggiata col dorso alla finestra, si godeva nel sentirsi scaldare a poco a poco dal sole tepido d'aprile e cogli occhi imbambolati guardava Pietro Laner.
Com'era bravo nel preparare i mazzi di fiori! Ma il giovanotto pareva insensibile all'ammirazione della serva: era serio e triste.
Oh, in quei fiori quante memorie delle sue Alpi, quanti ricordi della sua vita semplice e tranquilla!… Oh le larghe felci strane e selvagge e il capelvenere gentile! Quando era ragazzo, nella solennità del mese di Maria, aiutato dalla zia Angela e dalla zia Rosa egli adornava, copriva di felci e di capelvenere tutto il piccolo Santuario della Crodarossa!… Oh i bei ciclamini…. Come ne erano fiorite le stradicciuole ombrose e fresche di Selvapiana!…
—Gioconda!… Paga il brum!
La Gioconda lo guardò, rise, e gli rispose mangiando:
—Aspettavo anch'io il suo ritorno, signor padrone, per andare a far la spesa.
Matteo si fermò di colpo e la guardò maravigliato.
—Possibile?…