Nora impallidì nuovamente, nuovamente aggrottò le ciglia e si avvicinò allo zio Matteo, domandandogli con un fremito crescente nella voce:

—Che cosa mi hai fatto firmare? Che cosa mi hai fatto fare?… Che cosa hai pensato, inventato…. per rovinarmi?

Cantasirena rimaneva accasciato, affranto:

—Non avvilirmi tu pure!… Non imperversare contro di me! Pensa al mio passato, splendido, glorioso, alla mia vita di sacrifici, di lavoro…. a quello che ho fatto per tutti, anche per te, e risparmiami l'ultimo colpo…. non abbeverare di fiele l'agonia delle mie più belle speranze! Se ho errato…. eccolo il solo, il grande, l'eterno colpevole!…—e si picchiò sul cuore. Poi soggiunse sommessamente, quasi umilmente, continuando a modulare la voce fra i sospiri e i gemiti:—Non ti ricordi, figliuola mia, quella nostra…. combinazione…. di Camposelice?

Nora si ricordava quel nome, si ricordava che lo zio Matteo aveva fatto firmare delle carte a lei e a suo marito, ma non si ricordava altro.

—Che cosa mi hai fatto firmare?… Che cosa?

Cantasirena cercò di calmarla,

—Forse…. basterebbe poter avere le centocinquemila lire…. solo per pochi giorni. Se la Cisalpina riesce a vincere il panico, un panico artificiale, se riesce a superare la crisi, allora, non dubitare, Eleonora mia, con un nuovo spostamento di capitali, si potrà riattivarne la…. circolazione! Ma in questi giorni terribili con quel branco famelico di cani, aizzati dal Kloss, col Vergani, col Bizzarelli, con quell'ingrato del Brunetti…. morto di fame in sempiterno, siamo giunti…. al redde rationem….—E Matteo sospirò, tornò a singhiozzare:—Siamo sotto la minaccia del fallimento, della bancarotta, dei processi! Dei processi…. con tutte le loro odiose conseguenze!

—Che cosa mi hai fatto fare? Che cos'è l'imbroglio di Camposelice?

Era questo che premeva a Nora di sapere, questo soltanto.