—Pur troppo, come le ho detto altre volte, il vendere gli oggetti preziosi, è sempre un cattivo affare; ma, ora, in questo momento, non abbiamo da scegliere: se il ricavo non sarà sufficiente, per quindici, per ventimila lire potrà bastare forse anche la mia garanzia….
E il signor Ambrogio non parlò più che di affari. La mattina dopo sarebbe andato da un suo amico, un orefice, il Gatti, un galantuomo, un uomo segreto; si sarebbe consigliato con lui: intanto la signora duchessa doveva farsi coraggio, tranquillarsi…. procurar di dormire.
—Verrà presto domattina?
—Subito, appena avrò parlato coll'orefice.
Nora lo accompagnò lei stessa fino all'anticamera, rischiarata soltanto da una lucerna fioca, bassa.
Anche lì, diritta, in piedi, appoggiata all'uscio, prima di lasciarlo aprire dal Galli, gli prese la mano, gliela strinse dolcemente, dolcemente premendola sul suo petto tepido, sotto la camicetta di battista. Ne' suoi occhi, fissando tacita il signor Galli, passò ancora un lampo: era il pensiero, lo sgomento del Kloss: ma poi tornò a sorridere con tutto l'abbandono, con tutta la fede, con tutta la sicurezza.
—Ha una figliuola da salvare….
L'altro la fissò immalinconito, scrollando il capo…. Non aveva inteso.
Nora girò attorno gli occhi inquieta, sospettosa: lì, nell'anticamera, non poteva parlare tanto forte come nel salotto. Il signor Ambrogio abbassò il capo, essa si alzò ancora in punta di piedi, e gli ripetè nell'orecchio, proprio nell'orecchio, colle parole lunghe, chiare, avvolte nel caldo profumo del suo alito:
—Ha una figliuola sua, da salvare…. Mi salverà?… Mi salverà?