Il Galli si scostò rabbrividendo; egli pure in quell'attimo aveva intravveduto il Kloss, gli occhi del Kloss, il ghigno del Kloss.
E siccome Nora lo interrogava colle pupille ansiose, egli balbettò:
—A servir le canaglie…. le canaglie…. si può prestar la mano alle più turpi canagliate…. alle più turpi canagliate…. Signora!… Signora!… quanto mi sento colpevole verso di lei! Colpevole!…
Se ne andò. Fece la strada più solitaria e più lunga per tornar a casa. La notte era nuvolosa, soffiava un ventaccio umido, freddo; ma il signor Galli camminava a testa scoperta…. sempre col cappello in mano.
—Che hai? Ti senti male?—gli domandò sua moglie quando lo vide comparire pallido, stravolto.
Essa lo aspettava sempre alzata, nella prima cameretta, dopo la piccola cucina; aspettava il marito lì, tutte le sere, lavorando vicino al letto dove dormiva lei sola, col suo bambino.
—Ti senti male?—gli domandò ancora, a voce più alta, perchè l'altro l'aveva guardata e aveva aperta la bocca senza rispondere: non aveva capito.
E rimase muto, immobile, ritto in piedi, finchè la moglie adagio gli ebbe accesa la candela.
Prese il lume, lo guardò aspettando che fosse bene acceso, poi bisbigliò:
—A servir le canaglie si può prestar la mano alle più turpi canagliate….—E rimase lì, ancora immobile, a guardare la fiamma della candela che diventava più chiara, più viva.