—Venga! Venga, signor Galli!

Egli entrò, ma rimase immobile, vicino all'uscio che la Vittorina andandosene aveva richiuso. Non poteva fare un passo: quella cameretta piccola, elegante, calda come una serra, era troppo piena di lei, del suo tepore odorante, della sua bellezza, della sua giovinezza, dei suoi capelli biondi. Egli non poteva muoversi; osava appena respirare…. l'aria stessa era così piena di lei…. era lei…. respirava lei in quella camera…. Lei che egli sentiva, ma non vedeva…. Vedeva, invece, le piccole babbucce vicino al letto, basso come un divano;… sulla poltroncina accanto una camicia bianca, ancora ripiegata, lieve come un soffio di trine, con un nastro rosa nel mezzo. E trasalì: la faccia odiosa del Kloss, il ghigno del Kloss, il Kloss sudicio, sfacciato, prepotente, gli apparve, saltellante, sghignazzante, come un padrone, in quella cameretta tepida, odorosa.

—Venga!… Venga!…

Nora ritta, seduta sul letto, gli stendeva la mano.

Il signor Ambrogio non vide che una massa di capelli biondi, il casacchino rosa…. e chinò gli occhi…. Vide la piccola mano tesa verso di lui…. la toccò…. e subito si ritrasse.

—È forse un po' indisposta la signora…. duchessa?

—No…. ma sono stanca…. stanca…. tanto stanca….—

Si allungò, si distese nel letto con un sospiro, un fremito di delizia. Poi di nuovo, d'un tratto si rizzò a sedere, mentre l'onda dei capelli che le cadevano sulla fronte, sulle spalle, andava, veniva, si agitava fantasticamente sull'origliere, sul guanciale bianco, sul casacchino rosa….

A capo chino, cogli occhi bassi, fuggenti, il signor Ambrogio vedeva sempre tutto quel biondo, come vedeva sempre il Kloss.

—E il suo amico?…