Nora, si allontanò i capelli dalla fronte per poter leggere: la
Vittorina, prima di uscire, schiuse un po' la finestra.
—Dio, Dio, cosa sarà?
Era un dispaccio di Matteo Cantasirena da Primarole. "Disordini gravissimi. Urge assolutamente. Regolati."
—Dio! Dio! Basteranno?…—domandò Nora agitatissima, angosciata…. e sempre ritta coi pugni affondati nelle coltri, fissò sul signor Galli que' suoi occhi interrogatori e supplichevoli, nei quali luccicavano le lacrime.
Il signor Galli tremò: ebbe paura di quelle lacrime in quel momento: paura di sè stesso se l'avesse vista piangere in quel momento.
—Non pianga!—le disse con un tono di comando, risoluto, aspro.—Se non basteranno…. provvederemo…. procurerò io…. come le ho detto ieri sera…. purchè,—anch'io è un debito che dovrò fare—purchè ella mi autorizzi a vendere, e a tutti quei provvedimenti che crederò necessari.
—Tutto, tutto! Non sono la sua figliuola?… la figliuola sua?…
—Allora…. tornerò dopo che sarà venuto il Gatti: adesso vado, devo andare. Mi lasci andare!
—Non va a Torino, nevvero?—E Nora, con un piccolo grido, si rizzò di più sul letto, spaventata. Il Signor Galli rivide ancora gli occhi supplichevoli, atterriti, luccicanti di lacrime, che non voleva più vedere…. che non doveva più vedere.
—No…. non andrò a Torino altro che stasera…. dopo…. quando avremo accomodato tutto, e lei sarà più tranquilla.