Alla larca…. e cito!

Del resto, il Kloss non era uomo da perder tempo nè spender quattrini per vendicarsi; tirato in ballo nella conferenza, aveva fatto il morto; costretto a entrare nella Cisalpina ne aveva approfittato per fare il suo interesse. Corrompendo il Vergani, il Bizzarelli, il Brunetti, stanchi di farsi trappolare e rovinare da Matteo Cantasirena, era riuscito ad aver tanto in mano contro di lui da intimidirlo, ed occorrendo da poterglisi imporre. Ormai il suo piano era stabilito: costringere la Cisalpina a liquidare, e raccogliere quanto in essa, nel concetto fondamentale, svisato, alterato e reso fanfaronescamente ridicolo, poteva esserci ancora di serio e di utile.

Ecco quali erano le idee, i progetti, le ragioni di Francesco Kloss, per mandare all'aria la carnefalata.

I mee itei, i mee procett, i mee rason…. erano di ammazzare la Cisalpina e sfruttarne il cadavere.

Il Kloss stava appunto organizzando un formidabile consorzio fra alcuni banchieri della Svizzera tedesca, già in stretti rapporti con lui; allo scopo di iniziare, valendosi in parte degli studi e delle idee della Navigazione Cisalpina, un nuovo sistema di trasporti nell'Alta Italia, meno caro delle strade ferrate e in concorrenza coi tram a vapore. Si trattava, cioè, di una fitta rete di piccole tramvie elettriche lungo gli stradali provinciali e comunali, ed il progetto si andava delineando, senza le ciarlatanerie del crante parpone crante pirpone, ma chiaro, sicuro, un vero affare maneggiato, manipolato dal Kloss e da gente del suo valore.

Provocare una diserzione, una defezione quasi generale nel campo della Cisalpina era stata cosa semplicissima. Il Vergani era stato adescato coll'offerta del completo addobbo delle carrozze elettriche, il Bizzarelli e il Brunetti conquisi dall'appalto degli stampati e dall'affidamento della pubblicità su tutta la linea: il Tolomei, che vedeva sfumare l'ultima rata di pagamento pel suo palazzo, non aveva esitato di cedere al Kloss il credito e le armi, tanto più che il Bonforti e il Ghirlanda, colpiti atrocemente dall'Italia, tartassati spietatamente dalla Durlindana, avevano smentita ogni politica alleanza con Cantasirena, ogni ingerenza nella Cisalpina…. e ciò quasi nello stesso tempo in cui Pio Calca ritirava la sua candidatura a Castellanzo. La rinunzia gli era stata imposta da soa mader, senza nemmeno volergliene dir le ragioni. Le ragioni essa le aveva confidate a monsignor Meneguzzi, monsignor Meneguzzi aveva approvato…. e basta.

E il Kloss, colle sue manovre, approfittava di tutto ciò per cospirare e intrigare ai danni della Cisalpina, finchè, con un tiro abilissimo, di rimbalzo, riuscì a colpirla nel cuore.

Moltissimi fra i poveri illusi che avevano impegnati, ipotecati i loro poderi, la loro terra, per diventare azionisti della Cisalpina, tentavano ad ogni costo di vendere quei titoli, quella carta, che li aveva rovinati; e allora fu il Kloss che fece l'incetta delle azioni, fu il Kloss che comperò quelle piccole proprietà—di sottomano s'intende—e furono i suoi agenti segreti che da quel giorno negarono recisamente alla Cisalpina di scavare un braccio di terra, di atterrare un pezzo di muro, di smuovere un mattone, neppure per tutto l'oro del mondo.

Facoltà di espropriazione forzata per la Cisalpina ancora non c'era: tutto il famoso progetto tecnico del Fontanella era incagliato, rovinava: e la maggioranza dei consiglieri, anche di quei consiglieri che non erano guidati dal Kloss nè da altri interessi, nè da mire particolari, stanchi, irritati, intimoriti, chiedevano, volevano, imponevano la fine dei lavori, una liquidazione immediata e possibilmente onorevole.

Matteo Cantasirena e il Fontanella, col solo rinforzo di Gesualdo Arcangeli—che mentre aspettava e sperava ancora di poter fare il monumento a Fara-Bon, faceva intanto (un soggetto meraviglioso per Dio!) il busto alla duchessa,—resistevano, tentavano di opporsi disperatamente, volevano che si continuasse ad ogni costo, perchè la "crisi" era artificiosa, perchè era una viltà il cedere di fronte a quei nemici, perchè v'era tutto l'interesse materiale a continuare, perchè la vittoria sarebbe stata certa, il risultato splendido, perchè il resistere era un dovere imposto dalla carità di patria, dal sentimento dell'umanità.