Il Perego si fermò.

—Forse…. che cosa?…—domandò Cantasirena, prendendolo sotto braccio.

—Forse è per oggi….

—Per oggi?—e lo fissò interrogandolo coll'occhio inquieto.

—Fermatevi! fermatevi a Primarole tutta la giornata e me ne saprete dire la fine!

Erano giunti dinanzi al "Palazzo dei Lavori" e da una rapida occhiata, Matteo Cantasirena capì che le apprensioni dell'"egregio Perego" non erano nè infondate, nè esagerate.

Nella via, sulla porta, sotto l'atrio, crocchi di operai, colla pipa in bocca, l'aria ironica di sfida, le facce nere arse dal sole, burbanzose e minacciose: gruppi di braccianti più laceri, più estenuati; qua e là qualche donna, qualche ragazza, dall'occhio sfrontato.

In disparte, un gruppo di operai, più seri, più alti, più nerboruti, colle facce tonde, coi capelli e colle barbe biondastre: i tedeschi e gli svizzeri, che confabulavano fra di loro, sommessamente, in un gergo incomprensibile.

Cantasirena volle fare i soliti saluti colla mano, da buon camerata, ma non gli rispose che qualche ghigno. Allora riprese la sua maestosa imponenza: si fermò apposta sul portone a discorrere col Perego, che pareva impicciolirsi, e si ficcava il cordoncino dietro l'orecchio nervosamente, poi entrò nel palazzo.

Si sentivano grida di minaccia, di beffa, gli improperi più strani, nei diversi dialetti: