—Bagolon del luster!
—Vajana!
—Camorrista!
—Andâe là, pendin da forca!
A un tratto un sibilo acuto lacerò l'aria, echeggiò sotto l'atrio, e subito, irrompente, tutta una salva di sibili, di fischi.
—Il Fontanella!…—mormorava Matteo Cantasirena, salendo pallido su per la scala.—Avete ragione, amico mio,—il Fontanella, li ha disgustati, irritati, esasperati!
Sopra la cassapanca, unico mobile della vecchia anticamera aperta ai quattro venti, senza vetri alle finestre, vide dei soprabiti, dei cappelli. Erano le otto, e già nella sala della direzione v'era gente.
—Son venuti presto…. per congiurare, contro di me, prima della seduta!—bisbigliò Cantasirena, e invece di entrar subito in sala, andò in cerca di Taddeo, per informarsi degli intervenuti. Taddeum non c'era. Non c'era mai! Era proprio venuto a Primarole per godersi le vacanze, la campagna, gli ozî beati! E Matteo non ritrovò più nemmeno Mariano Perego: questi, invece di aspettarlo, era ridisceso, era sguisciato fuori, aveva attraversato i crocchi senza farsi notare, era scomparso. Gli pareva giunto il momento di valersi di una vecchia amicizia di polizia, rinnovata in quei giorni a Primarole…. per caso.
Cantasirena rimase un momento sull'uscio prima di entrare: avvicinò l'orecchio alla fessura, ma non si capiva niente di quello che dicevano. Si rizzò, si abbottonò il soprabito, si lisciò il barbone, ed entrò. Vide subito, seduti in crocchio che discorrevano fra di loro, il Vergani, il Bizzarelli, il Brunetti.
I tre lo salutarono, ma egli li guardò e non rispose; vide il marchese Tolomei, chino sopra un monte di registri, che andava sfogliando febbrilmente, e Cantasirena questa volta fu il primo a salutare colla mano, con ostentazione.