—Sono stato a tentare l'ultimo colpo col Bonforti e col Ghirlanda.
—E così?
—Pilato…. e Longino! L'uno se n'è lavato le mani; l'altro mi ha abbeverato di fiele!—Sospirò, poi s'irritò, pestò i piedi, e si rivolse arrogantemente al Tolomei:
—Siamo in numero!—Avanti chi tocca e incominciamo!
—La convocazione è per le nove,—rispose secco il Tolomei, e continuò a scartabellare i registri e a prendere appunti.
Un gruppo di consiglieri della Cisalpina comparve poco dopo, fermandosi sull'uscio, discutendo animatamente. Ma il gruppo, d'un tratto, fu sbaragliato, attraversato da Gesualdo Arcangeli; lo scultore entrò nella sala, col cappello in testa, la cravatta rossa, burbanzoso, minaccioso come se volesse fare a' pugni con tutto il mondo. Si avviò difilato verso il Cantasirena e il Fontanella, gridando con enfasi, stringendo loro le mani con gran forza:
—Pronti!… Pronto al comando!… E sempre amici!—in vita e in morte—per Dio!
Peccato!… Gridava per quattro, ma non poteva votare che per uno!
—E il Laner?—domandò l'Arcangeli, guardandosi attorno, arricciandosi i baffi, dimenandosi sui fianchi,—il nostro Pietro, Pietro il Grande, non c'è?
—Se non è venuto a quest'ora…. avrà avuto paura!…-bisbigliò il
Fontanella.—Un altro voto di meno!