—La prego, signor Brunetti,—gridò a sua volta il Tolomei,—faccia silenzio!… Le sue ragioni….. i suoi risentimenti….—ma non gli venne la frase e finì, pestando un piede sotto il tavolo, e scampanellando furiosamente.—Avrà tempo di sfogarsi fuori di qui!

—Ssst! Silenzio!—sibilò, urlò l'Arcangeli.—Silenzio! Per Iddio!

Il Brunetti circondato, tirato giù dai suoi amici, fu costretto a sedere e a tacere.

Il presidente, dopo un'ultima suonata di campanello, dichiarò aperta la seduta. L'ordine del giorno recava per primo:

"Discussione del bilancio consuntivo da presentarsi all'Assemblea dei soci azionisti."

—Domando la parola per una semplice dichiarazione,—esclamò Matteo Cantasirena, alzandosi in piedi ancora pallidissimo e colla voce alterata.

Egli non poteva restare sotto il peso di quella sfuriata del Brunetti, nè voleva lasciare i suoi colleghi del consiglio; sotto un'impressione per lui tanto sfavorevole. Bisognava distrarla, commuoverla, tutta quella gente!…

—Prima d'incominciare una discussione che sarà eccezionalmente appassionata e accalorata, trovandosi in giuoco non solo gli interessi più vitali di una grande impresa, ma la vitalità stessa di una grande idea, consentitemi, signori, colleghi…. amici…. consentite al grande colpevole…. ed al grande espiatore, una breve dichiarazione. Non voglio difendermi: voglio accusarmi. Vi dichiaro di accettare preventivamente la piena responsabilità di tutti gli errori….—e soggiunse sorridendo,—e degli errori di tutti!

Sorrise a questo punto anche il Fontanella, sorrise qualche altro; l'Arcangeli applaudì: Matteo Cantasirena era a posto.

—Sì: devono ricadere sul mio capo tutti gli errori della Cisalpina! Sì: ho grandemente errato e non aggiungo, perchè non voglio giustificarmi, ho grandemente amato!—Signori, colleghi: la discussione odierna dev'essere accanita, spietata come una requisitoria: dev'essere esauriente come un giudizio…. inappellabile. Non vi domando nessuna indulgenza, nessun riguardo, nessun rispetto per me, per i miei precedenti, per il mio passato, per i sacrifici compiuti: il noli me tangere è indegno di un vecchio soldato.—Chi sta dinanzi a voi è un colpevole? Condannatelo!—Soltanto ricordo questo: di tutto il programma della Cisalpina, uscito più dal cuore entusiasta che dalla ragione moderatrice, ricordo questo:—una promessa:—lavoro e pane per i nostri operai. E se il vostro cuore è chiuso ad ogni mia preghiera, dirò alla vostra ragione: Signori; è la prudenza che v'impone di non dimenticare la sacra promessa: lavoro e pane. Non vi domando altro, non vi domando niente, non voglio pietà per me: nè pietà, nè indulgenza…. nè giustizia! Imponetemi qualunque sacrificio; imponetemi di dimettermi, io vi risponderò con una parola che risuonò generosa…. magnanima per tutto il mondo, nel giorno, non lontano, di un'altra sconfitta—una sconfitta—ricordatelo—che fu più feconda e più gloriosa di una vittoria: Obbedisco!