Un altro sparo, e un operaio getta un urlo, si preme la mano sulla fronte…. ne gocciola il sangue…. annaspa colle mani gemendo, ridendo con un ghigno sinistro.

—Il Francia! Il Francia! Hanno ammazzato il Francia!—Un altro urlo, un urlo di terrore, d'imprecazione, di morte, erompe dalla folla che si precipita contro il "Palazzo dei lavori". I carabinieri, le guardie, il delegato, hanno appena il tempo di occupare il portone, per resistere alla furia del popolo. Un carabiniere è colpito nel capo da una sassata…. impallidisce, barcolla…. ma si rimette in fila, fermo al suo posto, colla faccia insanguinata, colla rivoltella in pugno, puntata contro la folla. Il delegato si è fatto livido, ha perduto gli occhiali. Agguanta un ragazzotto pel petto, lo squassa furioso, lo scaglia addosso agli altri e grida con voce rauca:

—Indietro, o si fa fuoco!

I più vicini, i più esposti indietreggiano atterriti.

In quell'attimo ad uno degli sbocchi del piazzale ecco Taddeo: Taddeo, ritto in piedi sopra un'alta carrettella, immobile, attonito, dinanzi a quel tumulto. Aveva passata la notte di guardia alle polveri…. Vede i carabinieri, le rivoltelle puntate:

—Siete tutti ubriachi!—grida.—Siete tutti pazzi!… Volete farvi ammazzare!

Il Garibaldi! Il gamba di legno!—gridano gli operai, indicandosi l'un l'altro il sorvegliante.

—Viene da Castellanzo!

—È stato il Garibaldi, il gamba di legno a chiamare il delegato, la forza!

Una parola sola, una parola sinistra serpeggia, corre, divampa fra quella moltitudine assetata di sangue, esaltata, esasperata contro i padroni, contro i ladri.