—Resterai qui!—esclamò più forte Evelina, imponendosi.

—Perchè?… Ma perchè?—replicò Pietro a sua volta ribellandosi.

—Perchè io non ti permetterò di rovinare tua moglie per la tua amante!

—Evelina!—gridò il Laner, alzando la voce e nell'impeto, furibondo, alzando anche il pugno chiuso.

—Sì, la tua amante!—replicò Evelina, rimanendo ferma, imperterrita, sotto quel pugno minaccioso.—Ah! Perchè tu eri accecato, come un matto, e non avevi nessun riguardo, nessun rispetto, nessun freno, credevi che io non avessi occhi per vedere? Ho sempre visto tutto, fin dal primo giorno, fin dalla prima sera, dopo il pranzo del ministro, quando "quell'altra" era ubriaca!…—ed Evelina ebbe un sogghigno di sprezzo, di sfida,—Ho sempre visto tutto!

Pietro Laner aggrottò le ciglia.

—E allora perchè hai aspettato tanto?… Perchè aspetti adesso a parlare?

—Perchè…. se ho sopportato tutto…. tutto il resto…. non voglio che oggi tu rovini tua moglie per la tua amante. Questo no, questo non lo voglio!

Pietro ebbe un impeto di collera, si ribellò. Quella donna, mezzo in camicia, che gli appariva come un fantasma fra le ombre della camera e la scarsa luce rosseggiante della candela, era una ladra. Sì! Essa gli aveva rubato il cuore, la felicità, la libertà! E sempre, sempre così! Sempre fra le ombre e la penombra, misteriosamente, perfidamente, sempre così, come un fantasma!… E adesso voleva rubarle anche il suo amore! Ah no! Era finita! Adesso si sentiva forte, perchè si sentiva amato!…

Afferrandola per un braccio, le disse sotto voce, con ira: