—Spieghiamoci! È l'ora di spiegarsi!… Ma senza gridare, parlando piano fra di noi! Nessuno deve sentirci: perchè nessuno deve sapere chi sei!… E anche tu cerca d'indovinare…. tutto ciò che io non voglio dire: che non voglio dire per vergogna di te e di me! Ti basti sapere che io, adesso, ti conosco, che adesso leggo in fondo all'anima tua, in fondo alla tua cattiveria, alla tua ipocrisia, alla tua avarizia, alla tua avidità! Ti basti sapere che oggi io so valutare ogni atto della tua vita, ogni tua parola, ogni tua perfidia. Ho capito, so, perchè hai voluto sposarmi, come sei riuscita a sposarmi. Ho scoperto finalmente la cagione vera, unica, sola, per la quale tu hai chiuso gli occhi, fino ad oggi. Ho capito tutto! So tutto! Ed oggi sono io, io solo, che ha il diritto di imporsi e di alzare la voce, e tu, questo lo sai! Sono io, io solo, che avrebbe il diritto di vendicarsi, e anche questo tu lo sai. Ma io non voglio scene, non voglio scandali. Vado a Primarole, subito, perchè sono consigliere d'amministrazione, perchè devo andare, perchè mi accomoda di andare. E tu ritorna nella tua camera! Ci siamo spiegati per la prima volta: prega il tuo Dio che sia l'ultima. Va via!
La signora Laner non si mosse, rimase impassibile: continuò a sogghignare colle labbra stirate, pallide, sottili, mostrando i denti guasti: un sogghigno, un morso di vipera.
—Sono prudente anch'io,—bisbigliò,—e anch'io parlerò sottovoce. Da quindici giorni, tutte le lettere che pervengono al duca passano per le mie mani; ve ne sono parecchie di anonime: parlano delle vostre passeggiate alla Madonna del Sole, delle vostre…. conversazioni nella selvetta dell'Ercole…. delle vostre colazioni alla Corona Bianca! Le ho tutte, dalla prima all'ultima: tu vai a Primarole, butta all'inferno anche quel poco nostro danaro per la tua amante, colla scusa della Cisalpina, va, rovina tua moglie e io consegno quelle lettere al duca. E bada, il duca non è tale da scherzare, trattandosi del suo onore.
Così la signora Laner si era imposta a suo marito: e tanto più era riuscita, in quanto il Casalbara cominciava a sospettare la verità.
Il duca sospettava del signor Laner, del dottor Foresti, di Nora: sopratutto di Nora. Quella gente lo ingannava; lo tradiva, perchè?…
Qual era il loro scopo? Il loro interesse? Perchè si erano messi in lega, tutti in lega, contro di lui?…
La quiete, il lungo riposo, il vivere separato dalla moglie, gli avevano giovato, anche alla sua intelligenza. L'assopimento non era più continuo: la sua mente si risvegliava tratto tratto colla visione lucida della realtà, e allora, vigilante, sospettoso, osservava tutto, spiava tutti, attentamente, acutamente, finchè l'inquietudine stessa, l'angoscia di quei dubbî, di quei sospetti, l'ansia dolorosa dello spirito affaticato nella continua tensione, lo prostravano, lo accasciavano…. e allora, come prima, le idee, i pensieri, i desideri, la mente tornavano a confondersi, ad annebbiarsi…. a svanire….
—Perchè si erano messi in lega, tutti in lega, contro di lui?…
Nè il dottor Foresti, nè la signora Laner non si erano accorti subito che il duca cominciava a capire, cominciava a sospettare. Quel vecchio bamboccio mezzo addormentato, istupidito e inebetito dalla moglie giovane, non incuteva loro nè rispetto, nè compassione: fra loro due, quando rimanevano soli col duca, ne ridevano sommessamente: erano appena mezze parolette, mezze frasi buttate alla sfuggita…. ma che non sfuggivano al duca, attentissimo, inquietissimo.
—Perchè si erano messi in lega, tutti in lega, contro di lui?…