—Bisogna aspettar la corsa!…

—Giustizia!… Giustizia!… Giustizia per tutti!… Giustizia fino all'ultimo!—e il duca borbotta ancora fra sè:—Ammazzarla…. Ammazzarla…. Lei!

La gente, sotto gli ombrelli, non si muove dal piazzale, ma non è più minacciosa.

—Povero vecchio! Non sapeva niente! Era ingannato! Era tradito come noi!… Il Casalbara! Il duca!… È sempre stato buono! I Casalbara sono sempre stati la provvidenza del paese!

E quando il duca attraversò la folla per recarsi alla stazione, scoppiò un urrà d'applausi:

—Viva il Casalbara!

—Viva il Presidente della Cisalpina!

E gridando: Viva il Presidente! Viva il Casalbara! e agitando, squassando gli ombrelli lo accompagnano alla stazione.

Il duca, di tutta la scena, non ha impresso che quella parola: "ladro" confusa col nome dei Casalbara, e la rivelazione dell'infamia di sua moglie nelle urlate della folla, contro il Laner, contro "l'amante della duchessa!"

Coloro che lo hanno accompagnato in vagone, un suo fattore ed un suo vecchio fittabile, lo spingono al finestrino per ringraziare la folla, che continua ad applaudire, a gridare evviva, ad agitare i fazzoletti e gli ombrelli.