—Dio! Dio! Dio!…
—Giovanni!… Giovanni mio!…—balbetta pallido, allibito Matteo Cantasirena. E lo solleva a stento, lo porta, trascinandolo, sul canapè.
Nora, rimane immobile, muta.
Il Casalbara aveva gli occhi sempre aperti, fissi, sbarrati: dal naso, dalla fronte gli gocciolava il sangue: il respiro rantoloso gli portava un gorgoglio di schiuma bianca, sulla bocca storta, contratta.
XII.
I disordini di Primarole e di Casalbara! Anche a Milano non si parlava d'altro.
Due morti! Parecchi feriti!… Il duca Giovanni, il presidente della Cisalpina, il solo gentiluomo fra tanti imbroglioni, preso a sassate, scampato a stento dalla marmaglia furibonda!
—Ecco le colpevoli catastrofi che preparano, che affrettano la rivoluzione sociale!…
—E chi meno ne ha colpa, paga per tutti!
—Quel povero Tolomei? La Cisalpina gli ha dato il tracollo! Il Bizzarelli, il Vergani, il Palazzoli, il Brunetti?… Tutti galantuomini, gente di lavoro, padri di famiglia, buttati sul lastrico!… Anche il conte Bobboli, tirato dentro pei capelli, intimidito, ricattato, come forse il Duranti! Anche il Beretta, persino donna Alessandrina, la madre di Pio Calca!… Tutti senza un soldo!