Il Brunetti, sulle prime, si era messo a gridare, a protestare, arrabbiandosi, infuriandosi di nuovo. Lo aveva detto, dichiarato, non voleva più anticipare nemmeno un soldo! No! No! Assolutamente, no! E poi…. non aveva vergogna a confessarlo: lo avesse anche voluto, non avrebbe potuto! Era alla fine del mese, aveva troppi impegni ed era diventato matto anche per trovare le altre diecimila lire.

No! No! Era impossibile, impossibilissimo!—Quel giorno, in cassa, non aveva nemmeno cento lire!—Era proprio vero! Poteva giurarlo! Lo giurava sulla testa delle sue creature!—Ma a poco a poco, l'altro continuava a parlare, a pregare, a tentare, e il povero signor Brunetti aveva finito col cedere, prima trecento, poi quattrocento, poi tutte le cinquecento.

—In fine, cos'erano cinquecento lire, in confronto di tutte le altre che gli doveva il Direttore? E poi, adesso, non si trattava del giornale,—il pozzo di San Patrizio!…—Era una grande speculazione!… Erano milioni che sarebbero stati messi in giro! Ma…. c'era un altro ma. Cinquecento lire subito, sul momento, il signor Brunetti non le aveva davvero. Però gliele avrebbe procurate dall'oggi al domani: senza fallo.

—Senza fallo!—ripetè il Direttore, con una serietà grave, minacciosa.—Si ricordi bene di non promettere e poi farmi aspettare secondo il solito.

L'altro tornò ad assicurare, a protestare continuando a ripetere: Senza fallo! Senza fallo; farò tutto il possibile. Senza fallo!

—Bravo. Siamo intesi!—e il Direttore, che pareva stanco e un po' seccato, gli diede la mano per congedarlo, col solito fare di benevola degnazione.

Era diventato lui adesso, Matteo Cantasirena, il creditore del signor
Brunetti!

IV.

Pietro Laner, riavutosi dal primo sbalordimento, se n'era andato gridando, sbattendo gli usci e senza voler rispondere alla Gioconda e nemmeno all'Evelina, che gli erano corse dietro fin sulle scale.

—Non avrebbe più rimesso i piedi nè lì, nè in ufficio.—Canaglia!
Canaglia!