Era furibondo per l'insulto, e più ancora per la minchionatura.
—Di volo, zaff!… e le dieci lire erano sparite!… E Nora?—E rifece il verso del Direttore con stizza:—E-le-oo-nòò-ra?—La mia cara figliuola!—Come l'altra, la gobbina!—Che figliuola! Che figliuole! Chissà dove è andato a pescarle, per viverci alle spalle, per sfruttarle, come ha sfruttato gli amici, l'Italia, il mondo intero!—Quel pancione Dulcamara è la gran piovra di Vittor Hugo!—
Pure il nome di Nora, evocatore dell'immagine adorata, dissipava le ire e gli suscitava in cuore, a poco a poco, mille inquietudini.
—Se Nora non era sua figlia, era tenuta come tale; era nelle mani di quel cannibale, vero mangiatore d'uomini!—Ebbene, egli avrebbe parlato a Nora, a tu per tu.—Subito!—Dov'era? Dove poteva trovarla? Evelina gli aveva detto, dalla Schönfeld.—Sì, sì, dalla Schönfeld!
L'aspetterò in istrada, e aut aut: poche parole!
Ma pensando, ripensando le "poche parole" che dovevano fare impressione sull'animo dell'innamorata, tornava ad infervorarsi, a camminare in fretta, a gestire. La gente per la strada si voltava a guardarlo.
—Senti, Nora, Norina mia: quella canaglia, dopo avermi rubato tutto, ha avuto il coraggio d'insultarmi: io ho pensato a te; per questo non l'ho strozzato! Però in casa vostra, non ci metto più i piedi; mai più.—Tu mi vuoi bene?—Sì?—e allora, oggi stesso, stassera, si prende il volo. Ti porto a casa mia, dalle zie; fino al giorno del nostro matrimonio. Domattina si arriva a Trento, poi una vettura e in poche ore saremo a Crodarossa….
Ma…. i danari? La pigione? I danari per pagare la padrona di casa? I danari per il viaggio?…
Si fermò di colpo, su due piedi. Oh, quella faccia della sua padrona di casa!—Finchè non ho da pagarla, non mi fo più vedere!… E per pagarla, dove li trovo?
Pietro Laner si cacciò le mani nelle tasche del paltò, e riprese a camminare, ma assai più lentamente.