La padrona, vedendo che l'ospite trentino non si faceva vivo per il conto, glielo aveva fatto trovare in camera, sotto il calamaio. Lui, s'intende! aveva finto di non vederlo. Ma la sera lo trovò sul tavolino accanto al letto, spiegato sotto il candeliere; e il secondo giorno disteso, diritto, sulla padellina di cristallo, appoggiato alla candela. E d'ora in ora, quella faccia della padrona, già così larga di sorrisi e di cerimonie, non esprimeva più altro che un gran punto interrogativo:—Mi paga?…
—Come fare? Tornare dal Direttore? Sottomettersi? Pregare, cercare colle buone di ottenere un piccolo acconto?…
—Se Nora volesse?… Se volesse parlarne allo zio Matteo! Ma bisognava vederla subito. Invece di aspettarla giù, dinanzi alla porta, sarebbe salito a cercarla dalla signora Schönfeld: l'avrebbe fatta chiamar fuori.—Ho da parlarti: di gran premura!
—Che male c'è? Non dev'essere mia moglie? Non è omai saputo da tutti?… Da tutti no…. Le zie?
La zia Angelica e la zia Rosina non ne sapevano niente. Esse credevano che il loro Pierino a Milano, non fosse intento altro che a guadagnar denari e a diventare un grand'uomo!
Che direbbero, che farebbero la zia Angelica e la zia Rosa, quando fosse capitato a Crodarossa senza le ventimila lire, senza un soldo…. e invece colla sposa?… Una signorina in cappellino e che non sapeva far altro che suonare e cantare?… Dio! Dio!… Ma come non ci aveva mai pensato? E Nora? Se anche Nora dicesse di no?
Al dubbio solo, all'idea di poter perdere Nora, gli si empirono gli occhi di lacrime e il cuore di disperazione. Si sarebbe ammazzato!
E la padrona?… Dio! Dio! Dove aveva avuto la testa fino allora?
Era la prima volta dal suo arrivo a Milano, che Pietro Laner cominciava a vederci chiaro d'intorno a sè, davanti a sè.
—Dio! Dio!… Come mai si era ridotto a quel punto? Non lo sapeva, non se n'era accorto. Era stato uno stordimento, una vertigine di tutte le ore, di tutte le vicende incalzanti che non gli lasciavano tempo di pensare, di riflettere.