Il portiere gli rispose di sì, che la signora duchessa era in casa, ma che, stante la malattia del signor duca, assolutamente non riceveva nessuno.

—Va supito ad afertirla che sont chi mi!

Il portiere chiamò la Vittorina per far annunziare alla signora duchessa, che c'era il commendator Kloss, il quale aveva premura di parlarle.

Nora era in camera di suo marito. Essa non lo abbandonava più, non lo lasciava mai, nè giorno, nè notte: nessuno doveva entrare in quella camera, tranne il dottor Foresti.

Il Casalbara aveva riacquistata l'intelligenza, ma non la parola, non la forza; però il dottor Foresti aveva detto alla duchessa che avrebbe potuto riaversi da un momento all'altro…. Ed era quindi Nora stessa, lei sola, che gli voleva fare da infermiera, adattando le sue manine pallide, profumate ai servizi più umili, sempre attenta, premurosa, affettuosa, sempre carezzevole, colla sua voce limpida e fresca.

Ma il Casalbara, nel letto, seduto, curvo, appoggiato a un monte di cuscini, non pareva commuoversi a tanta devozione, a tante amorevolezze. Egli fissava sulla moglie i grandi occhi sbarrati, iniettati di sangue, con una espressione strana, intensa di collera, di odio. Le vene turgide, pulsanti delle tempie, il viso rosso, gonfio, le labbra violacee, tremanti, il respiro affannoso, corto, esprimevano lo sforzo di una parola che egli voleva dire, ma che non gli riusciva dire, che rimaneva soffocata, strozzata in un rantolo….

Quando la Vittorina, alla quale era stato proibito come agli altri, di entrare nella camera del signor duca, chiamò fuori la duchessa per dirle della visita del commendator Kloss, Nora trasalì vivamente.

Il Kloss veniva a parlarle del signor Galli!… Era quello che essa presagiva, che paventava fin dal primo giorno del suicidio. Pure riuscì a vincersi. Ordinò alla Vittorina di far entrare il commendator Kloss nel salotto. Poi si avvicinò, si curvò per dire al marito:

—Vengo subito….—e uscì chiudendo bene l'uscio della camera, chiudendo bene anche gli usci delle altre stanze che mettevano nel salotto.

L'occhio del Casalbara seguì la moglie fisso, sbarrato…. le vene delle tempie gli pulsavano più turgide, violette, e la parola inarticolata, strozzata, il rantolo era più affannoso, più forte.