Nora si presentò al Kloss diritta, sicura, ringraziandolo con un mesto sorriso, mentre si asciugava gli occhi, mentre si accomodava la massa dei capelli che le cadevano da tutte le parti.

Finse di credere che il Kloss fosse lì per informarsi di suo marito e gli stese la mano, con un'aria intima, in cui la cordialità, l'effusione e il dolore, conservavano tutta l'alterezza, tutta la dignità signorile.

—Grazie, di essere venuto. Giovanni la vedrà certo volentieri. Vuol passare?—E accennò verso la camera del marito.

—Niente! Niente!—rispose il Kloss colla voce sgangherata e facendo un saltetto nell'inchinarsi.—Mi venissi forse importuno dalla signora duchessa, per un semplice schiarimento.

Vedendola, dopo tanto tempo, vedendola ancora più bella, più fresca, più rosea e così bionda nel disordine della toelette, nel morbido languore delle lacrime, gli occhietti del Kloss scintillarono umidi, torvi. Ma si scosse con un altro inchino, un altro saltetto, e si sforzò per contenersi…. e per parlare bene l'italiano, volendo dare maggiore gravità, maggior imponenza al discorso.

—Lei sa, vera, del Galli?… Del suicidio?

Nora si era preparata a quella parola, pure non potè vincere un tremito, e fece un atto colla faccia impallidita per dir di no: ma le mancò il fiato, non potè parlare.

—Sicuro: cherchez la femme!… diseven intorno.—E il Kloss fissò Nora, torcendosi, mordendosi i baffi duri finchè la costrinse a impallidire nuovamente, a chinare il capo, a tremare.

Diseven, che aveva preso il volo con una ballerina. Invece niente del tutto: si tratta d'un suicidio avvenuto…. per compinazion il giorno dopo il suo arrivo a Milano. Le fa impressione, vera?

—Infatti….—bisbigliò Nora, la quale perdeva la forza, il coraggio, e vacillando si lasciava cadere sul canapè.