Anche a mi! Restassi di colpo…. spalortito!—e il Kloss, senza far complimenti, sedette pure sul canapè, vicino a Nora, sdraiandosi, dimenando le gambette arcuate; poi tornò più grave, per dar più forza, più importanza al discorso, per spaventar la duchessa ancora di più.—Io avessi supito pensato a lei!

—A me?…. A me?… Perchè a me?…—balbettò Nora, sforzandosi, ma diventando sempre più pallida, più tremante.

—Per poter afere…. qualche dilucitazion. Lei savarà che io…. cercando fra i cart, fra le carte del Galli, ho trovato questo dispaccio…. soo de lee…., della signora duchessa.

E il Kloss, che non portava guanti, ficcò le dita pelose nel taschino del panciotto e ne tirò fuori il dispaccio di Nora, che spiegò e lesse lentamente:

"Arrivo stasera Milano. Venga subito.

"ELEONORA CASALBARA."

Il Kloss la guardò, la fissò, poi d'un tratto diventò risoluto, violento, villano:

—Lei sa tutto del suicidi!

—Ma io non so niente! Non so niente! Le giuro che non so niente!… Io gli ho telegrafato perchè gli volevo parlare dei miei soliti affari….

—Nossignora—e il Kloss alzò la voce—lei voleva dei tanee!