Era ormai tempo di finirla con tante esagerazioni, con tante calunnie!… Ne andava di mezzo il credito del paese, la sincerità, la moralità degli affari. Negli affari non si vive di brutture, di denunce, di diffamazioni! Bisogna lavorare, e, quando si è sbagliato, riparare. Quelli che si accanivano a sparlare della Cisalpina, erano i soliti impotenti, astiosi, che volevano pescare nel torbido. Anche i disordini di Primarole e di Castellanzo erano stati istigati, fomentati…. dai socialisti tedeschi!
E le vittime? Le solite glorificazioni postume dei facinorosi, che suscitano torbidi e rivoluzioni. Quel Francia intanto,—si era saputo poi,—era un anarchico in relazione cogli autori degli ultimi attentati! E quel sorvegliante?… Quello che chiamavano il Teddeum? Una specie di aguzzino, che violentava le donne e bastonava i ragazzi, un lupo…. che le pecore avevano fatto benissimo a sbranare!
La vittima vera, la sola vittima, la vittima grande era il povero duca di Casalbara! E crebbe a dismisura l'interessamento per lui, e attorno all'illustre infermo fu uno scoppio, un clamore, un'esplosione di patriottismo! E come il vero martire, il duca Eriprando era stato dimenticato quando il duca Giovanni cominciava a vivere, così il martire generoso e intemerato veniva dimenticato allora, confuso allora col duca Giovanni, col senatore Giovanni di Casalbara che moriva: la gente non ricordava più bene quale dei due fratelli fosse stato prigione a Josephstadt: ma certo, se c'era stato il duca Eriprando, c'era stato anche il duca Giovanni.
Matteo Cantasirena era un solo gemito: tutto un mugolio di gemiti. Il dolore gli sprofondava gli occhi nel faccione abbattuto: sudava, ansava. Ma poi:—Sursum corda!—esclamava.—In alto il core! E coll'orgoglio di essere uscito incolume (senza un soldo!) dagli affari come dalla politica!—In alto il core!—Il mio concorso al mausoleo di Giovanni di Casalbara, sarà tributo di operosità, di lavoro! Percosso, ma non sfiduciato…. Ricominciamo! Nel lavoro il conforto per la perdita del congiunto, del fratello, del figlio, del compagno di congiura, di carcere, di lotta! Nel lavoro l'oblio delle molteplici ingratitudini!… E poichè Evelina, quella tirolese, è scomparsa nell'ora dei sacrifici, sarà in un cuore…. superstite, che io cercherò la mia ora quotidiana di sosta, di tregua. Buona, squisita Gioconda! Un essere inferiore…. per i pregiudizi sociali; non per me!… E di nuovo, subito, al Dizionario dei patriotti viventi! Una nuova serie…. magnanima…. I patriotti dell'impopolarità…. E di nuovo alla mia grande idea…. una rivoluzione nel giornalismo…. un giornale…. colossale…. Il Giornale club…. ogni abbonato…. azionista, comproprietario…. Grandi sale di ricevimento, di lettura, di giuoco…. di scherma…. prestiti ai soci…. banca di sconto….
Il dottor Foresti, le ciglia aggrottate, la faccia marmorea, immobile, scrollava il capo e sospirava, quando gli domandavano del suo illustre ammalato: ormai non c'era più speranza; l'occhio del duca non era più fisso, sbarrato sulla moglie;… il rantolo solo era più grave, più affannoso. La duchessa Eleonora non lo abbandonava un momento: quando usciva da quella camera buia e afosa, rimaneva lì nella prima stanza o nel salotto vicino.
Era gelosa di tutti gli altri: la giovane sposa innamorata, di Nizza, non si smentiva in quel momento: era attaccata a quelle ultime ore della cara esistenza, con ansia cupida, golosa.
E nella poesia della giovane donna, così innamorata, sempre innamorata del vecchio e grande patriotta, al punto di voler essere la sua sola infermiera, al punto di voler raccogliere lei sola, tutti lei, gli ultimi palpiti di quel gran cuore; veniva affatto dimenticata la signorina Cantasirena, la maestrina di canto e di pianoforte, l'amica della Schönfeld…. venivano dimenticate le avventure campestri di Casalbara.
E anche lei forse, Eleonora, aveva tutto dimenticato: adesso godeva, viveva solo di quel compianto, di quelle lodi, di quell'ammirazione.
Lord e lady Paget erano appunto venuti da Nizza per vederla: da Roma, dal Senato, dalla Camera, dal Quirinale eran giunti telegrammi chiedendo notizie del marito, con auguri e voti e conforti….
Monsignor Meneguzzi aveva indotto donna Alessandrina, l'austera madre di Pio Calca, a farle visita, e dietro a lei tutto lo stuolo delle sue contesse.