Ed Evelina, come la sola maritata, in segno di considerazione e di rispetto era sempre tenuta in mezzo dalle altre due.
Il sogno di Evelina era raggiunto!
Essa aveva ormai la sua casetta tranquilla, ordinata, il pranzo e la colazione sempre sicuri e sempre a quell'ora, senza le ansie del lavoro, senza il tormento dei debiti.
Evelina era capitata improvvisamente a Crodarossa; non aveva avuto il tempo di avvertire le zie. Era scappata da Casalbara in una carrettella, col Laner che le teneva dietro, docile, muto, istupidito.
Erano arrivati di mattina, verso le undici, un'ora prima del desinare, ma Evelina aveva frenata la commozione, la maraviglia, lo sconvolgimento delle sue care zie, per non recare alcun trambusto.
—Ci fermeremo un po' di giorni, e vi conterò tutto più tardi!—E subito le aiutò e aiutò la Nunziatina a preparare il pranzo.
Don Giuseppe, di ritorno dalla chiesa col suo solito appetito, non ebbe tempo di turbarsi, vedendosi dinnanzi inaspettatamente "i milanesi" perchè la minestra era in tavola.
—Ha preparato tutto, ha fatto tutto la nostra Evelina!
—Tutto quanto! Tutto quanto!—esclamavano la signora Angelica e la signora Rosa, un po' inquiete, un po' intimorite, indicando a Don Giuseppe, per far entrare subito Evelina nelle sue buone grazie, la zuppiera odorosa, fumante.
Il prete, che da lontano avrebbe fatto tutto il possibile per impedire e scongiurare quello scombussolamento, preso di colpo, e alla vista improvvisa di quel suo ragazzo diventato un uomo, ebbe uno slancio del cuore e lo abbracciò strettamente, con trasporto, con commozione.