—E allora,—esclamò Don Giuseppe,—niente di meglio! Dove si sta bene, si rimane!

Ormai Don Giuseppe si era abituato a quella stanza più viva, più animata per il numero maggiore di persone. Ormai tutto era a posto: ormai lo scombussolamento sarebbe avvenuto quando "i milanesi" fossero tornati via!

E velina accennò brevemente, parlando a voce più bassa, per non essere udita da Pietro, ai fatti di Primarole e di Casalbara, giustificando lo zio Matteo, giustificando il signor duca Giovanni, sempre ammalato e tanto vecchio, poveretto, e attribuendo il male di tutto quanto, alla mancanza di fede, di religione, di moralità nei costumi, nelle famiglie, all'abuso di libertà, alla gente cattiva, alle sette degli eretici. In quanto a lei non faceva altro che pregare il Signore e la beata Vergine perchè tutto andasse a finir bene, e lo sperava. In ogni modo, anche per certe sue viste di prudenza, aveva fatto la risoluzione di ritirarsi, per un po' di giorni, a Crodarossa:—Perchè Pietro,—e abbassava di più la voce, e indicava nel cantuccio buio, dove non si vedeva altro che il luccicore, la bragia rossa della pipa,—perchè Pietro, così di buon cuore, trovandosi in mezzo alla burrasca, avrebbe finito, magari, a correre anche lui qualche pericolo…. per voler salvare gli altri!…

—Bravo! Lei ha fatto benissimo!—esclamò Don Giuseppe approvando anche col capo, mentre la signora Angelica e la signora Rosa guardavano Evelina cogli occhi colmi di ammirazione e di gratitudine.

—Che angelo!

—Un vero angelo!

Il giorno dopo, finita la messa, vedendo la moglie del sagrestano colla faccia bendata, perchè spasimava del mal di denti, Evelina la fece venir a casa e la guarì con una goccia di laudano. Tutti in paese, quando passava la sposa dei Laner, si fermavano per conoscerla, per salutarla…. ed Evelina, subito, seppe farsi amare da tutti. Insegnò a fare le patate alla béchamelle alla moglie del giudice di pace, alla moglie dell'ufficiale di posta e alla sorella del dottore: in pochi giorni la signora Angelica e la signora Rosina furono completamente oscurate dalla autorità della signora Laner. Non c'era più che la signora Laner per tutta Crodarossa, non c'era più che la signora Laner per la Nunziatina, per la lavandaia, per l'ortolano, per Don Giuseppe.

Ma le zie non ne erano gelose; anzi, si sottomettevano anch'esse alla superiorità di Evelina, senza più far niente, senza più toccar niente, se prima non avevano sentita Evelina: Evelina così brava, Evelina così svelta, Evelina così economa!… Un gran portento di economia!

La seguivano ad ogni passo, trotterellando, facevano tutto sotto la sua direzione e i suoi ordini, in casa, nella canonica, in cucina, nell'orto. Evelina era piena di garbo, Evelina era piena di testa, Evelina era piena de cuor!

Tutto questo, le due vecchiette lo pensavano, lo esprimevano col viso, cogli occhi, coi gesti…. non colle parole perchè non parlavano più.